David Simpson, Monocromi, Gerusalemme celeste (1995)

Sono inserite nella parte absidale tre tele monocrome del pittore americano David Simpson, famoso per i suoi acrilici, che hanno la particolare capacità di diffondere la luce, perché mescolati a un composto di titanio e cristalli. Sotto i fari della volta e la luce dei finestroni, le tele, noi toni dell’oro, del rosso e dell’azzurro, appaiono come vive sorgenti luminose. I tre colori rievocano quelli dell’iconografia tradizionale della Trinità, l’oro del divino (la calda tonalità dei fondi oro dei mosaici bizantini o delle tavole medievali è simbolo della presenza di Dio), il rosso del Figlio (rosso è il colore del sangue e al contempo della regalità di Cristo) e l’azzurro dello Spirito (azzurro del cielo, del vento, del soffio).

Nella tradizione cristiana il presbiterio (normalmente rivolto a Est) rappresenta l’Escaton, la Gerusalemme celeste che scende dal cielo, dove regna la luce. I dipinti si presentano come modelli straordinari di specchi, grandi superfici riflettenti, in grado di accogliere la luce, per poi irradiarla e diffonderla nello spazio circostante. Ciascuna tela si presenta come una superficie monocromatica, tuttavia appare come sempre mutevole e provvisoria. La luce del giorno cambia in ogni istante e i riflessi luminosi variano, senza sosta, in modo nuovo e inedito. La superficie contiene infinite immagini cangianti, immagini dell’infinito nel finito. Il quadro diventa pura vibrazione di luce e il nostro sguardo di apre sempre a un «ulteriore».

L’Apocalisse è interpretata come rivelazione di una luce divina, inafferrabile, che ci avvolge nei suoi colori trinitari, perché a nostra volta ci trasformiamo e diventiamo quella luce da cui siamo investiti, per ridonarla. Questa istallazione dialoga con quella di Jannis Kounellis, posta nella cripta. Due modalità in cui due artisti contemporanei affrontano il mistero dell’«oltre» nella storia. In Kounellis, come «Liberazione», in Simpson, come «Rivelazione» della luce.

Simpson 2