Confessionali

Fratelli Taurino
(fine sec XVI - inizi sec XVII)
Legno intagliato di noce

I nove confessionali sono autentici capolavori di intaglio e scultura in legno di noce. Sono opera di Giovanni, Giacomo e Gian Paolo Taurino, figli di Rizzardo Taurino, già noto intagliatore di origine francese attivo nella fabbrica del Duomo. I Fratelli Taurino nascono a Milano tra il 1568 e il 1580 e apprendono l’arte dal padre (i primi due lavorano con lui al coro del Duomo). Mentre Giovanni organizza una bottega e lavora soprattutto in Lombardia, Giacomo e Gian Paolo entrano nel 1597 nella Compagnia di Gesù come fratelli coadiutori.
Dopo avere terminato i nove confessionali nel 1603, i Taurino partecipano alla realizzazione della Sacrestia di San Fedele, ma sono attivi anche a Roma, Genova e Palermo, in case e chiese dei gesuiti. Prendendo le mosse dalle prime manifestazioni del barocco a Milano, ne assimilano lo spirito.
Attualmente otto confessionali sono presenti nella chiesa, mentre uno, collocato nell’antisacrestia, nell’Ottocento fu trasformato in archivio.
I confessionali sono inseriti in apposite nicchie predisposte nelle pareti della chiesa. Si tratta di uno dei primi esempi di architettura che tiene conto di questi luoghi. «Hanno la maestà della costruzione classica e la leggerezza dell’opera d’arte» (Dossi). La parte centrale di ognuno è costituita dal seggio del confessore, ai lati si trovano i due inginocchiatoi per i penitenti. In alto è coronato da un attico ad arco spezzato, in cui spicca una statuina di un santo.
Gli elementi di maggiore pregio sono i pannelli scolpiti che adornano la facciata e l’interno dell’inginocchiatoio penitenziale. Ogni confessionale presenta quattro figure, due in basso, accanto al penitente, relative alla Passione di Gesù, e due nel fregio che sovrasta l’arco, separate da uno scudo dove si ripete il nome di Gesù. Le due figure in alto rappresentano un episodio dell’Antico Testamento e uno del Nuovo Testamento.
I pannelli si ispirano al Liber Imaginum (Evangelicae historiae imagines) del gesuita Geronimo Nadal, testo stampato ad Anversa nel 1593 e le cui incisioni avevano vasta circolazione in Europa.
I pannelli hanno l’evidente scopo di commuovere il penitente. Si tratta di una costruzione meditata, teologicamente densa di significati e artisticamente efficace. I pannelli rappresentano un’autentica Biblia pauperum, espressione anch’essi dello sforzo di far convergere tutta la costruzione della chiesa, anche nei dettagli, alla trasformazione spirituale dei fedeli.
Il Libretto degli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola influenza la riflessione sull’immagine sacra del suo tempo. Essi propongono, infatti, un metodo di preghiera in cui il fedele è chiamato a vedere con l’immaginazione», ricostruendo la scena evangelica in modo da entrare lui stesso nella rappresentazione, per contemplare i personaggi, ascoltarne le parole, cogliere i loro sentimenti, in una esperienza sensoriale «globale». Le scene, i misteri descritti dai Vangeli, costituiscono le unità fondamentali della meditazione ignaziana. Una sorta di Vangelo in immagini, in cui il tema della Passione di Cristo è centrale.
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